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Tra Oriente e Occidente SANTA MARINA

Sommerso da messaggi che arrivano dalle parti più disparate, disorientato, naufrago alla ricerca dell'Isola perduta: è l'uomo di oggi. Soprattutto i giovani sembrano aver smarrito valori e radici culturali...

 

Pagina iniziale

Indice:

Chiesa di S.Marina

Coordinatore dell'iniziativa:
GINO CALO' - Ass.re Cultura Comune di Muro Leccese

Fotografie:
Bevilacqua
Via Verdi, 3
Tel. 0836/343485
Muro Leccese

Stampa:
Tipolitografia ZAGES
Poggiardo (LE)
Giugno 1999

 

Presentazione

Tra Oriente e Occidente Santa Marina luogo della memoria e del dialogo

Sommerso da messaggi che arrivano dalle parti più disparate, disorientato, naufrago alla ricerca dell'Isola perduta: è l'uomo di oggi. Soprattutto i giovani sembrano aver smarrito valori e radici culturali. Per questo, riscoprire nei stessi e la nostra storia può aiutarci a comprendere meglio il presente e ad illuminare il futuro.
Da queste convinzioni nasce l'iniziativa di pubblicare questo opuscoletto su uno dei monumenti più significativi del nostro patrimonio storico-artistico e dell'intera Terra d'Otranto.
"Tra Oriente e Occidente, Santa Marina, luogo della memoria e del dialogo": luogo della nostra memoria storica, ma anche, e soprattutto, luogo di e per un dialogo un dialogo tra culture diverse, tra religioni diverse, tra popoli diversi, per un Mediterraneo di pace e di amicizia In "Muro Leccese. Storia ed Arte", il prof. Antonio Antonaci ha scritto:"Basterebbe la sola chiesetta di Santa Marina per fare di Muro Leccese uno dei centri culturali di primaria importanza del Mezzogiorno d'Italia". Non ha torto: basti pensare che in questa chiesetta si conserva il più antico ciclo della vita di San Nicola nel mondo bizantino (prima del 1087).
Valorizzare il ricco patrimonio di beni culturali di Muro attraverso il recupero delle principali testimonianze storico-architettoniche: è questa una scelta precisa dell'Amministrazione Comunale intesa non solo a restituire alla fruibilità dei cittadini questi monumenti, ma soprattutto ad inserire Muro Leccese nei circuiti turistico-culturali a tutti i livelli.
Per quanto riguarda Santa Marina, abbiamo già avviato, attraverso l'indizione di un concorso nazionale di idee, l'iter per trasformare questo spazio urbano, oggi groviglio di strade e incroci, in una vera e propria piazza, che sappia coniugare le necessità del traffico con la valorizzazione delle emergenze architettoniche ivi presenti: la chiesetta bizantina, il menhir, l'edificio scolastico elementare.

Sindaco: Salvatore Negro

Chiesa di S.Marina
Chiesa di S.Marina

S.Marina prima del restauro. Addossata alla parete sud c'era una cassetta, abita dalla famiglia Rinaldi, che si prendeva cura della Chiesa
S.Marina prima del restauro. Addossata alla parete sud c'era una cassetta, abitata dalla famiglia Rinaldi, che si prendeva cura della Chiesa
 

La "Grecità" Murese

Tra Oriente e Occidente Santa Marina luogo della memoria e del dialogo

C'era una volta la "Grecià", un Salento che parlava, pregava, cantava nella lingua dei greci.
I secoli l'hanno cancellata.
Dei tanti centri di fiorente grecità, sparsi nel Salento, ne sono sopravvissuti appena nove (Calimera, Corigliano d'Otranto, Martignano, Sternatia, Soleto, Zollino, Castrignano dei greci, Martano e Melpignanou), dove ancora rimane qualche brandello dell'antica lingua.
La "grecità" murese ha radici molto profonde: per scoprirne l'origine bisogna risalire ai primi colonizzatori della Magna Grecia, venuti a mescolarsi con le genti Messapiche (Muroè stata nel IV - III sec. a.C. una tra le più importanti città messapiche del Salento).
Dopo la parentesi latino-cristiana, Muro ha vissuto poi la seconda "grecità" - quella bizantina -, di cui restano tracce cospicue negli affreschi di Santa Marina.
L'influenza bizantina a Muro Leccese, oltre che nella liturgia e nell'arte, è presente anche nel linguaggio.
I muresi oltre i vocaboli presi dalla lingua latina, e quelli in seguito venuti dagli idiomi normanno, francese e spagnolo, usano numerosi vocaboli di derivazione greca.
Non c'è da meravigliarsi se c'è chi afferma che Muro Leccese per diversi secoli, pur frapponendosi vocaboli di varia origine, usò particolarmente il linguaggio greco nella parlata intima e familiare, nell'espressione contadinesca e artigiana, nei coloriti modi di dire, nelle caratteristiche locuzioni commerciali.
Tante sono le voci greche che ad ogni punto ti capitano sotto la lingua. Eccone ancune: basìlicu (basilico, pianta profumata); caleddu (bello); capàsa (grande vaso di creta); caràssa (fessura); crasta (vaso per fiori); limmu (recipiente per lavarsi); macari (magari o maghi); mustazzi (baffi); nunnu (padrino di battesimo); ongulu (baccello verde della fava); osimu (fiuto del cane da caccia); pocca (dunque); scalune (scalino); sita (melograno); sozzu (uguale); tata (papà); ucala (brocca); zitu (sposo).

S.Marina. Parete Sinistra dell'ingresso (nartèce): particolare della figura ormai scomparsa di S.Giovanni Battista
S.Marina. Parete Sinistra dell'ingresso (nartèce): particolare della figura ormai scomparsa di S.Giovanni Battista
 

L'incontro con il Cristianesimo

È difficile fissare l'inizio del Cristianesimo a Muro Leccese.
È certo però che il rito greco a Muro risalga all'epoca delle discordie politico-religiose tra Oriente e Occidente. In quest'epoca la Chiesa di Muro, che apparteneva all'Arcivescovo dI Otranto, sottrattosi alla giurisdizione del Pontefice Romano, riconobbe come Metropolita il Patriarca di Costantinopoli e adottò il rito e la cultura greca. Il Maggiulli (noto studioso murese dell'Ottocento) elenca i nomi di ben 33 arcipreti di rito greco, dal 1320 al 1588. Ultimo arciprete di rito greco fu D. Francesco Bello morto nel 1588. Primo parroco di rito latino fu D. Nunzio Limella nominato con la 'Bolla' del 7 luglio 1588.
Fu in questo periodo che furono edificate chiese e cappelle bizantine (S. Eutimio, S. Salvatore, S. Menna, S. Maria di Costantinopoli, S. Spiridione, S. Giorgio, S. Zaccaria, S. Barbara, S. Pantalone, S. Andrea, S. Maria di Corignano).
Molte di queste, oggi, sono completamente scomparse per autodistruzione o per esigenze urbanistiche, rimangono solamente nel ricordo degli anziani. Di alcune rimangono solo i ruderi, come per la cappella di Santa Barbara e di Santa Maria di Pompignano, o qualche elemento architettonico.
Restano S. Marina e S. Maria di Miggiano, tuttora aperte al culto.

S. Marina. Parete di fronte del primo arcone a sinistra: probabilmente è Santa Marina, attuale titolare della chiesetta

S. Marina. Abside: un Padre della Chiesa Orientale con i paramenti liturgici propri, l'Evangelario nella mano sinistra, mentre con la destra benedice secondo il rito bizantino.
 

La Chiesa di Santa Marina

Eretta intorno al X - XI secolo, la chiesa di Santa Marina (la più antica di Muro) è una delle espressioni artistiche più interessanti dell'architettura bizantina nel Salento.
L a struttura muraria è stata, in parte, realizzata utilizzando, probabilmente, i grandi blocchi squadrati della vicina cinta muraria messapica, che tagliando via Salentina si infilava in località "li Ràuli".
L'edificio, di limitate dimensioni, è a navata unica con abside semicircolare, e misura m. 15,40 di lunghezza per m. 5,50 di larghezza. Il nartece o vestibolo, che precede la navata, presenta in facciata un arco decorato che inquadra il portale d'ingresso e un piccolo campanile a vela.
Lungo i muri perimetrali sud e nord sono due ingressi ad arco, accoppiati, ora murati. Nell'abside si apre un'elegante bifora.
L'interno della chiesa, con una volta a botte, è diviso in tre piccole campate da archi impostati su semipilastri addossati alle pareti. Lungo tutte le pareti corre un basso e stretto sedile di pietra.
I recenti lavori di restauro della Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici della Puglia ha messo in luce, nascosto per secoli sotto uno strato di intonaco a calce, la decorazione pittorica che si articola lungo le pareti interne dell'edificio.
Nonostante le modeste apparenze, Santa Marina occupa un posto significativo sia per le peculiarità architettoniche, sia soprattutto per gli affreschi che accoglie, segnati da valenze anche storiche di notevole portata.
Ad un momento successivo alla prima fase costruttiva sono da collocarsi la chiusura delle aperture laterali lungo i muri perimetrali e la costruzione del vestibolo o ampio nartèce che precede la navata.
Alle spalle della chiesetta, in direzione dell'abside, si trova un menhir, posto al centro di una piccola piazzetta.

Chiesa di S.Marina
Chiesa di S.Marina

S. Marina. Interno, visto dall'ingresso
S. Marina. Interno, visto dall'ingresso
 

Gli affreschi Bizantini

La pittura bizantina prende il nome da Bisanzio, successivamente cambiato in Costantinopoli, capitale dell'Impero Romano d'Oriente dopo la disgregazione dell'Impero Romano nel IV secolo d.C.
Le testimonianze di questa impronta bizantina nell'architetture e nelle pitture, anche se deturpate dal tempo, e, di più,, dall'abbandono degli uomini, sono massicce e ricorrenti nelle contrade salentine.
I dipinti, nelle fasi più antiche, parlano la stessa lingua della pittura praticata all'interno del vasto territorio bizantino, nella lontana Cappadocia o nelle più vicine Corfù, nella Grecia o nell'Epiro; nei secoli successivi, riflettono esperienze comuni alla Siria, alla Terra Santa e a Cipro.
La decorazione pittorica della chiesetta di Santa Marina rappresenta un importante testimonianza dell'arte bizantina nel Salento. Da un attento esame della superficie pittorica appare chiaro che essa si articola in una serie di strati di affresco sovrapposti.
La decorazione pertinente allo strato più antico comprende la scena dell'Ascensione e Santa Barbara, entrambi dipinti sulla parete di controfacciata, alcune figure di santi raffigurati lungo la parete di sinistra, di cui rimane, purtroppo, solo la parte inferiore, e la decorazione dell'abside.
Nell'abside, infatti, al di sotto di un dipinto di epoca tarda, si possono leggere scene o motivi della decorazione più antica. Essa comprende la raffigurazione di sei o otto santi vescovi, fra cui si riconoscono i Padri della Chiesa Orientale, San Basilio, San Giovanni Crisostomo e San Gregorio Nazianzeno, tutti raffigurati con l'Evangelario nella mano sinistra, mentre con la mano destra benedicono secondo il rito greco ortodosso. Sulla parete dell'abside si conserva, solo per la parte inferiore, la figura di un santo diacono.
Il giro dell'abside è evidenziato da una decorazione a zig-zag che parte da un capitello a canestro posto su una colonna.
Le colonne sono state dipinte con fasce verticali bluastre per rendere, visivamente, le venature tipiche di un marmo molto pregiato in età bizantina, il marmo preconnesio; esso, infatti, prende il nome dal luogo in cui veniva estratto, nell'isola di Bitinia, cave di proprietà dell'imperatore bizantino.
Questo primo strato di decorazione pittorica viene datato al X secolo, in base a confronti che riguardano, principalmente, la scena dell'Ascensione con affreschi conservati in alcune chiese della Cappadocia, in Turchia. Questo strato di affreschi sembra confermare, secondo la Falla Castelfranchi, la vivacità e la varietà della pittura bizantina pugliese del X sec., dove "l'immagine di S. Barbara, più espressiva e qualificata da una diversa cromia", è avvicinata alla scena dell'Ascensione, "dove i volti sono piatti, inespressivi, sottolineati da linee ben marcate e con gote rosse ben evidenziate, come piatto è il panneggio".
Il secondo strato di affreschi, che sembra ancora più significativo del primo, è da collegarsi a trasformazioni strutturali dell'edificio, come l'inserimeto di arconi all'interno che, in parte, obliterano la decorazione pittorica precedente.
Sulla parete sinistra della zona del nartèce o vestibolo, è dipinta l'immagine di un santo a cavallo che trafigge il drago, probabilmente San Giorgio, cui segue San Giovanni Battista, identificabile dal versetto in greco che compare sul cartiglio retto dalla mano sinistra del santo. Il versetto, scritto tutto in maiiuscolo, è tratto dal Vangelo di Giovanni: EGO' FONE' BOO'NTOS/EN TI E/RìMO ("io voce di uno che grida nel deserto"). Appartengono ancora al secondo strato di affreschi le immagini sugli arconi e la parte inferiore della parete della controfacciata, dove presso S. Barbara sono dipinte le figure, conservate solo in parte, di due santi martiri. Essi presentano un gonfio casco che forma una piega all'infuori, all'altezza delle orecchie, e gli occhi liquidi, sgranati, indecifrabili sotto certi aspetti, ma che si distinguono per la finezza di esecuzione esaltata dal linearismo accentuato; la maggior parte di essi indossa la clamide (breve mantello, costituito da un rettangolo di tessuto trattenuto da un fermaglio sulla spalla destra) e il tablion.
Resti di affresco si conservano sulle altri pareti, fra cui una croce con il monogramma IC XC NIKA, che risulta tagliata a sinistra, così come risulta tagliata un'altra figura presso l'ingresso: questi tagli sono avvenuti entrambi in relazione all'ampliamento del portale d'ingresso dal nartèce alla chiesa propriamente detta. Sulle pareti compare, più di una volta, anche l'immagine della Vergine col Bambino (della quale il tipo iconografico è quello della cosidetta Kyriotissa, con il Bambino che si regge empiricamente da solo, e appare seduto, come nelle immagin i della Vergine in trono).
Immagini di santi eremiti, quali Onufrio e Macario nel primo sottarco e di altri santi su quelli successivi e sulle pareti arricchiscono il ciclo di affreschi della chiesa di Santa Marina.
Elemento comune alle immagini dipinte nella chiesa è la frontalità delle stesse che accentua la posa ieratica, propria di chi vive in una dimensione ultraterrena, rispecchiando lo stile bizantino.
Sembrerebbe infine, dall'esame degli affreschi, che non vi sia attestato un ciclo Cristologico, ad eccezione dell'Annunciazione, campita sull'arcone presso l'abside, con l'Arcangelo a sinistra e la Vergine a destra.
Rilevanti in questa seconda fase decorativa sono, entrando in chiesa, le scene frammentarie che si trovano sulla parte superiore dei primi due arconi che risultano in relazione fra loro. Sulla faccia del primo pilastro di sinistra, rivolta verso la navata, si riconosce San Nicola, posizione questa che, secondo la Falla Castelfranchi, potrebbe no essere casuale.
Essa, infatti, risponderebbe alla necessità di indicare l'inizio del ciclo relativo alla sua vita. Il primo episodio dipinto sulla porzione superiore di questo primo arcone e in parte obliterato da un rinforzo tardo, lo ritrae durante la sua consacrazione a diacono. Sul secondo arcone, sempre a sinistra, si riconosce la figura di San Nicola rivolta verso destra, con il viso in alto. Potrebbe trattarsi dell'episodio in cui abbatte il cipresso di Plakoma, infestato dai demoni. Sull'arcone di destra è raffigurata una delle Storie marine di San Nicola; è quella in cui il Santo viene invocato da alcuni marinai durante una tempesta, egli apparve sulla barca, riportandoli sulla giusta rotta per poi scomparire quando la tempesta si placa. Nel dipinto, molto lacunoso, si possono leggere gli elementi consueti di questo episodio: una barca, dal profilo arrotondato, il santo in piedi rivolto verso destra; due o tre marinai, ed infine, alcune lacerti di iscrizioni in greco, tra cui, in alto, le lettere NIKO..., probabilmente in riferimento alla figura del santo.
Nella parte opposta del secondo arcone di destra, ancora si conserva parzialmente un altro episodio legato a San Nicola. Si nota la figura del Santo, in parte obliterata dal rinforzo strutturale tardo e, sulla sua destra, i resti di un edificio. Potrebbe trattarsi dell'episodio in cui il santo appare ad Ablabio o a Costantino, episodio riportato in uno dei testi più antichi relativi alla vita del santo, la Praxis de Stratelatis, prodotta alla metà del V e fine del IV secolo.
Questo secondo strato di affreschi nella chiesetta bizantina di Santa Marina sembra risalire, secondo la studiosa, alla metà dell'XI secolo.
Per la TRADIZIONE NICOLAIANA, la chiesetta di Santa Marina riveste una particolare importanza per il fatto che in essa si trova il più antico ciclo di affreschi sulla vita di san Nicola, Vescovo di Myra (Licia, Asia Minore, Turchia) in tutto l'arco del Mediterraneo: sembra risalgono anteriormente al 1087.
Sulla parete destra dell'edificio, ancora, fra il secondo ed il terzo arcone verso l'abside in basso, si notano i resti di una scena che comprende la parte inferiore di un grande trono gemmato e di un piede con sandali, mentre sulla destra è campita una figura femminile coronata, dai capelli lunghi: potrebbe essere la rappresentazione di un'imperatrice bizantina. Questa corona sembra essere quella in uso nell'XI secolo: probabilmente la corona di Costantino Monomaco (1042-55), conservata a Budapest. Se è esatta questa ipotesi della Prof. Marina Falla Castelfranchi, l'imperatrice rappresentata dovrebbe essere Zoe, sposa di Costantino IX Monomaco.
Secondo questa ipotesi, la committenza dell'affresco andrebbe attribuita all'Imperatrice Zoe, quale ex-voto al Santo di Myra per la sconfitta (e la morte, 1043) di Giorgio Maniace.
La presenza del ciclo pittorico nicolaiano conferma che questa chiesa, oggi conosciuta con il titolo di Santa Marina, era originariamente intitolata a San Nicola, così come documentato nelle diverse visite pastorali dei vescovi di Otranto: "S. Nicola, Cappella antica la quale tiene con molta devozione" (s.v. 1755); "Aveva un piccolo atrio vicino alla porta, un altare di pietra e un muro in mezzo" (s.v. 1607-08); "Visitavit cappellam sub titulo S. Nicolai in qua veneratur imago S. Marinae" (s.v. 1768); "(la chiesa) è detta di Santa Marina, della quale vi si conserva la statua" (Notiz. 1874).
Tra gli strati affrescati nel tardo Cinquecento e nei due secoli successivi, evidenti nelle zone del nartèce e in quella dell'abside - le due aree maggiormente manomesse - , spiccano le figure di San Nicola tra angeli e putti, nell'ovale del paliotto dipinto (fattura della seconda metà del Seicento) e quella di S. Antonio Abate, nel nartèce (fattura della prima metà del XV secolo). In quest'ultimo affresco è evidente il trapasso dalla iconografia bizantina a quella latina. Esemplare molto vicino a quelli di S. Caterina, a Galatina, e di S. Stefano, a Soleto.
Tutto l'impianto pittorico, sia nei brani riguardanti alcuni episodi della vita di San Nicola, sia di quelli riguardanti l'Imperatrice Zoe e le immagini di santi e sante nei due strati di affreschi, è di una valenza storica e artistica eccezionale.
Come ha scritto il prof. Antonio Antonaci: "Basterebbe la sola chiesetta di Santa Marina per fare di Muro Leccese uno dei centri culturali di primaria importanza del Mezzogiorno d'Italia".

S. Marina. Abside: strati di affresco, in basso: alcuni padri della Chiesa Orientale
S. Marina. Abside: strati di affresco, in basso: alcuni padri della Chiesa Orientale



S. Marina. Parte della controfacciata (dopo il nartèce): S. Barbara e altre Sante martiri
S. Marina. Parte della controfacciata (dopo il nartèce): S. Barbara e altre Sante martiri



Marina. Sottarco del primo arcone. A sinistra Santo eremita (Onufrio), a destra Santo eremita (Macario)
S. Marina. Sottarco del primo arcone. A sinistra Santo eremita (Onufrio), a destra Santo eremita (Macario)



S. Marina. Parete della controfacciata (dopo il nartèce): primo piano di S. Barbara
S. Marina. Parete della controfacciata (dopo il nartèce): primo piano di S. Barbara



S. Marina. Giro dell'abside: decorazione a zig-zag che parte da un capitello a canestro posto su una colonna
S. Marina. Giro dell'abside: decorazione a zig-zag che parte da un capitello a canestro posto su una colonna



affresco
A sinistra: parete della controfac-ciata (dopo il nartèce), primo piano di una Santa Martire.
A destra:Zona di ingresso, S. Antonio Abate (fattura della prima metà del XV secolo).In quest'ultimo affresco è evidente il trapasso dalla iconografia bizantina a quella latina.
 

San Nicola

San Nicola, vescovo di Myra, vissuto tra la fine del III secolo e l'inizio del IV, è uno dei santi più celebri e più amati.
Nacque a Patara in Licia, in Asia Minore, verso il 250 d.C. Il culto di San Nicola nella nostra Regione era già diffuso prima della trslazione da Myra a Bari avvenuta nel 1087. Lotestimonia la presenza di tante chiese nicolaiane anteriori a questa data, tra queste è importante Santa Marina di Muro Leccese, dove si conserva il Ciclo nicolaiano più antico di tutto il Mediterraneo e dove fino al XVI secolo si celebrava la liturgia in rito orientale.
Nicola è un santo popolarissimo grazie ai suoi miracoli di delicata carità, specialmente in favore dei piccoli e dei semplici. Le leggende più caratteristiche sono quelle dei marinai che il vescovo di Myra salva dalle tempeste (infatti i marinai considerano San Nicola tra i loro protettori) e quelle degli scolaretti (che lo venerano anch'essi tra i loro patroni).
Uomo per gli altri, San Nicola è solidale soprattutto con i più bisognosi. Famoso il miracolo delle tre fanciulle. Ancora giovane e ricco, grazie al suo provvido intervento fa desistere un padre dalla decisione di prostituire le proprie figliole per procurare loro la dote che le avrebbe messe in condizioni di trovare giovani disposti a sposarle.
Il giovane Nicola, con la sua testimonianza, propone quei valori cristiani che esaltano la dignità della persona.
Eletto vescovo di Myra nel 300, subì la pesecuzione contro i cristiani indetta da Galerio fino al 311. Dal 311 al 313, durante la peste e la carestia che colpì la città di Myra, per tutti fu un vero apostolo della carità.
Partecipò al Concilio di Nicea nel 325 quando la pace della Chiesa era provata soprattutto dall'eresia ariana. San Nicola oltre che a difendere la divinità di Cristo, convertì alcuni vescovi ariani.
A Myra fu difensore dei più deboli, convincendo l'imperatore Costantino a diminuire le imposte che pesavano sui più poveri.
Morì a Myra nel 334 e la sua tomba, nella chiesa a metà strada tra Myra e Andriake, fu ben presto mèta di pellegrini provenienti da varie parti del mondo.
Le sue ossa furono trafugate da Myra e trasportate a Bari nel 1087.
Oggi, sulla sua tomba, nella Basilica che porta il suo nome, cattolici e ortodossi s'incontrano per invocare nel nome di San Nicola il dono dell'unità della Chiesa di Cristo.

S. Marina. Parete di fronte del primo arcone a sinistra: probabilmente è Santa Marina, attuale titolare della chiesetta
S. Marina. Parete di fronte del primo arcone a sinistra
 

Santa Marina

Santa Marina di Antiochia di Pisidia rappresenta un esempio di quanto la fantasia popolare non si accontenti mai dall'asciutta concretezza dei fatti, ma interviene per esaltarli.
Marina sarebbe stata figlia di un sacerdote pagano. Rimasta orfana della madre, il padre l'affidò ad una nutrice cristiana che la istruì nella fede e poi venne battezzata.
Mentre pascolava il gregge della famiglia che l'aveva adottata, la sua straordinaria bellezza colpì il governatore della provincia, Olibrio, che voleva sposarla. Subito Marina si dichiarò cristiana. Olibrio ben presto la minacciò e infine la sottopose ad una serie di tormenti, facendola rinchiudere in un carcere buio. Qui fu anche tormentata da visioni diaboliche che la martire dissipò con un segno di croce. Il demonio tornò a tormentarla sotto forma di drago che l'inghiottì viva. Marina, servendosi della croce, squarciò il ventre della bestia e uscì indenne. Da questo episodio della fantasia nacque la devozione a Marina quale protettrice delle donne incinte per avere un parto facile. Infine, fu decapitata.
Nei calendari orientali la sua festa è segnata il 17 luglio.
A Muro Leccese, la giovane martire viene festeggiata la seconda domenica di luglio, anche se il calendario occidentale la riporta il 18 dello stesso mese.

S. Marina. Parete di fronte del primo arcone a sinistra: probabilmente è Santa Marina, attuale titolare della chiesetta
S. Marina. Parete di fronte del primo arcone a sinistra: probabilmente è Santa Marina, attuale titolare della chiesetta
 

 

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