Tra Oriente e Occidente
SANTA MARINA

Gli affreschi Bizantini

Indice:

La pittura bizantina prende il nome da Bisanzio, successivamente cambiato in Costantinopoli, capitale dell’Impero Romano d’Oriente dopo la disgregazione dell’Impero Romano nel IV secolo d.C.
Le testimonianze di questa impronta bizantina nell’architetture e nelle pitture, anche se deturpate dal tempo, e, di più,, dall’abbandono degli uomini, sono massicce e ricorrenti nelle contrade salentine.
I dipinti, nelle fasi più antiche, parlano la stessa lingua della pittura praticata all’interno del vasto territorio bizantino, nella lontana Cappadocia o nelle più vicine Corfù, nella Grecia o nell’Epiro; nei secoli successivi, riflettono esperienze comuni alla Siria, alla Terra Santa e a Cipro.
La decorazione pittorica della chiesetta di Santa Marina rappresenta un importante testimonianza dell’arte bizantina nel Salento. Da un attento esame della superficie pittorica appare chiaro che essa si articola in una serie di strati di affresco sovrapposti.
La decorazione pertinente allo strato più antico comprende la scena dell’Ascensione e Santa Barbara, entrambi dipinti sulla parete di controfacciata, alcune figure di santi raffigurati lungo la parete di sinistra, di cui rimane, purtroppo, solo la parte inferiore, e la decorazione dell’abside.
Nell’abside, infatti, al di sotto di un dipinto di epoca tarda, si possono leggere scene o motivi della decorazione più antica. Essa comprende la raffigurazione di sei o otto santi vescovi, fra cui si riconoscono i Padri della Chiesa Orientale, San Basilio, San Giovanni Crisostomo e San Gregorio Nazianzeno, tutti raffigurati con l’Evangelario nella mano sinistra, mentre con la mano destra benedicono secondo il rito greco ortodosso. Sulla parete dell’abside si conserva, solo per la parte inferiore, la figura di un santo diacono.
Il giro dell’abside è evidenziato da una decorazione a zig-zag che parte da un capitello a canestro posto su una colonna.
Le colonne sono state dipinte con fasce verticali bluastre per rendere, visivamente, le venature tipiche di un marmo molto pregiato in età bizantina, il marmo preconnesio; esso, infatti, prende il nome dal luogo in cui veniva estratto, nell’isola di Bitinia, cave di proprietà dell’imperatore bizantino.
Questo primo strato di decorazione pittorica viene datato al X secolo, in base a confronti che riguardano, principalmente, la scena dell’Ascensione con affreschi conservati in alcune chiese della Cappadocia, in Turchia. Questo strato di affreschi sembra confermare, secondo la Falla Castelfranchi, la vivacità e la varietà della pittura bizantina pugliese del X sec., dove “l’immagine di S. Barbara, più espressiva e qualificata da una diversa cromia”, è avvicinata alla scena dell’Ascensione, “dove i volti sono piatti, inespressivi, sottolineati da linee ben marcate e con gote rosse ben evidenziate, come piatto è il panneggio”.
Il secondo strato di affreschi, che sembra ancora più significativo del primo, è da collegarsi a trasformazioni strutturali dell’edificio, come l’inserimeto di arconi all’interno che, in parte, obliterano la decorazione pittorica precedente.
Sulla parete sinistra della zona del nartèce o vestibolo, è dipinta l’immagine di un santo a cavallo che trafigge il drago, probabilmente San Giorgio, cui segue San Giovanni Battista, identificabile dal versetto in greco che compare sul cartiglio retto dalla mano sinistra del santo. Il versetto, scritto tutto in maiiuscolo, è tratto dal Vangelo di Giovanni: EGO’ FONE’ BOO’NTOS/EN TI E/RìMO (“io voce di uno che grida nel deserto”). Appartengono ancora al secondo strato di affreschi le immagini sugli arconi e la parte inferiore della parete della controfacciata, dove presso S. Barbara sono dipinte le figure, conservate solo in parte, di due santi martiri. Essi presentano un gonfio casco che forma una piega all’infuori, all’altezza delle orecchie, e gli occhi liquidi, sgranati, indecifrabili sotto certi aspetti, ma che si distinguono per la finezza di esecuzione esaltata dal linearismo accentuato; la maggior parte di essi indossa la clamide (breve mantello, costituito da un rettangolo di tessuto trattenuto da un fermaglio sulla spalla destra) e il tablion.
Resti di affresco si conservano sulle altri pareti, fra cui una croce con il monogramma IC XC NIKA, che risulta tagliata a sinistra, così come risulta tagliata un’altra figura presso l’ingresso: questi tagli sono avvenuti entrambi in relazione all’ampliamento del portale d’ingresso dal nartèce alla chiesa propriamente detta. Sulle pareti compare, più di una volta, anche l’immagine della Vergine col Bambino (della quale il tipo iconografico è quello della cosidetta Kyriotissa, con il Bambino che si regge empiricamente da solo, e appare seduto, come nelle immagin i della Vergine in trono).
Immagini di santi eremiti, quali Onufrio e Macario nel primo sottarco e di altri santi su quelli successivi e sulle pareti arricchiscono il ciclo di affreschi della chiesa di Santa Marina.
Elemento comune alle immagini dipinte nella chiesa è la frontalità delle stesse che accentua la posa ieratica, propria di chi vive in una dimensione ultraterrena, rispecchiando lo stile bizantino.
Sembrerebbe infine, dall’esame degli affreschi, che non vi sia attestato un ciclo Cristologico, ad eccezione dell’Annunciazione, campita sull’arcone presso l’abside, con l’Arcangelo a sinistra e la Vergine a destra.
Rilevanti in questa seconda fase decorativa sono, entrando in chiesa, le scene frammentarie che si trovano sulla parte superiore dei primi due arconi che risultano in relazione fra loro. Sulla faccia del primo pilastro di sinistra, rivolta verso la navata, si riconosce San Nicola, posizione questa che, secondo la Falla Castelfranchi, potrebbe no essere casuale.
Essa, infatti, risponderebbe alla necessità di indicare l’inizio del ciclo relativo alla sua vita. Il primo episodio dipinto sulla porzione superiore di questo primo arcone e in parte obliterato da un rinforzo tardo, lo ritrae durante la sua consacrazione a diacono. Sul secondo arcone, sempre a sinistra, si riconosce la figura di San Nicola rivolta verso destra, con il viso in alto. Potrebbe trattarsi dell’episodio in cui abbatte il cipresso di Plakoma, infestato dai demoni. Sull’arcone di destra è raffigurata una delle Storie marine di San Nicola; è quella in cui il Santo viene invocato da alcuni marinai durante una tempesta, egli apparve sulla barca, riportandoli sulla giusta rotta per poi scomparire quando la tempesta si placa. Nel dipinto, molto lacunoso, si possono leggere gli elementi consueti di questo episodio: una barca, dal profilo arrotondato, il santo in piedi rivolto verso destra; due o tre marinai, ed infine, alcune lacerti di iscrizioni in greco, tra cui, in alto, le lettere NIKO..., probabilmente in riferimento alla figura del santo.
Nella parte opposta del secondo arcone di destra, ancora si conserva parzialmente un altro episodio legato a San Nicola. Si nota la figura del Santo, in parte obliterata dal rinforzo strutturale tardo e, sulla sua destra, i resti di un edificio. Potrebbe trattarsi dell’episodio in cui il santo appare ad Ablabio o a Costantino, episodio riportato in uno dei testi più antichi relativi alla vita del santo, la Praxis de Stratelatis, prodotta alla metà del V e fine del IV secolo.
Questo secondo strato di affreschi nella chiesetta bizantina di Santa Marina sembra risalire, secondo la studiosa, alla metà dell’XI secolo.
Per la TRADIZIONE NICOLAIANA, la chiesetta di Santa Marina riveste una particolare importanza per il fatto che in essa si trova il più antico ciclo di affreschi sulla vita di san Nicola, Vescovo di Myra (Licia, Asia Minore, Turchia) in tutto l’arco del Mediterraneo: sembra risalgono anteriormente al 1087.
Sulla parete destra dell’edificio, ancora, fra il secondo ed il terzo arcone verso l’abside in basso, si notano i resti di una scena che comprende la parte inferiore di un grande trono gemmato e di un piede con sandali, mentre sulla destra è campita una figura femminile coronata, dai capelli lunghi: potrebbe essere la rappresentazione di un’imperatrice bizantina. Questa corona sembra essere quella in uso nell’XI secolo: probabilmente la corona di Costantino Monomaco (1042-55), conservata a Budapest. Se è esatta questa ipotesi della Prof. Marina Falla Castelfranchi, l’imperatrice rappresentata dovrebbe essere Zoe, sposa di Costantino IX Monomaco.
Secondo questa ipotesi, la committenza dell’affresco andrebbe attribuita all’Imperatrice Zoe, quale ex-voto al Santo di Myra per la sconfitta (e la morte, 1043) di Giorgio Maniace.
La presenza del ciclo pittorico nicolaiano conferma che questa chiesa, oggi conosciuta con il titolo di Santa Marina, era originariamente intitolata a San Nicola, così come documentato nelle diverse visite pastorali dei vescovi di Otranto: “S. Nicola, Cappella antica la quale tiene con molta devozione” (s.v. 1755); “Aveva un piccolo atrio vicino alla porta, un altare di pietra e un muro in mezzo” (s.v. 1607-08); “Visitavit cappellam sub titulo S. Nicolai in qua veneratur imago S. Marinae” (s.v. 1768); “(la chiesa) è detta di Santa Marina, della quale vi si conserva la statua” (Notiz. 1874).
Tra gli strati affrescati nel tardo Cinquecento e nei due secoli successivi, evidenti nelle zone del nartèce e in quella dell’abside - le due aree maggiormente manomesse - , spiccano le figure di San Nicola tra angeli e putti, nell’ovale del paliotto dipinto (fattura della seconda metà del Seicento) e quella di S. Antonio Abate, nel nartèce (fattura della prima metà del XV secolo). In quest’ultimo affresco è evidente il trapasso dalla iconografia bizantina a quella latina. Esemplare molto vicino a quelli di S. Caterina, a Galatina, e di S. Stefano, a Soleto.
Tutto l’impianto pittorico, sia nei brani riguardanti alcuni episodi della vita di San Nicola, sia di quelli riguardanti l’Imperatrice Zoe e le immagini di santi e sante nei due strati di affreschi, è di una valenza storica e artistica eccezionale.
Come ha scritto il prof. Antonio Antonaci: “Basterebbe la sola chiesetta di Santa Marina per fare di Muro Leccese uno dei centri culturali di primaria importanza del Mezzogiorno d’Italia”.

S. Marina. Abside: strati di affresco, in basso: alcuni padri della Chiesa Orientale
S. Marina. Abside: strati di affresco, in basso: alcuni padri della Chiesa Orientale



S. Marina. Parte della controfacciata (dopo il nartèce): S. Barbara e altre Sante martiri
S. Marina. Parte della controfacciata (dopo il nartèce): S. Barbara e altre Sante martiri



Marina. Sottarco del primo arcone. A sinistra Santo eremita (Onufrio), a destra Santo eremita (Macario)
. Marina. Sottarco del primo arcone. A sinistra Santo eremita (Onufrio), a destra Santo eremita (Macario)



S. Marina. Parete della controfacciata (dopo il nartèce): primo piano di S. Barbara
S. Marina. Parete della controfacciata (dopo il nartèce): primo piano di S. Barbara



S. Marina. Giro dell'abside: decorazione a zig-zag che parte da un capitello a canestro posto su una colonna
S. Marina. Giro dell'abside: decorazione a zig-zag che parte da un capitello a canestro posto su una colonna



affresco
A sinistra: parete della controfac-ciata (dopo il nartèce), primo piano di una Santa Martire.
A destra:Zona di ingresso, S. Antonio Abate (fattura della prima metà del XV secolo).In quest'ultimo affresco è evidente il trapasso dalla iconografia bizantina a quella latina.


 

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