Ottanta anni sono trascorsi dalla pubblicazione del breve volume di Pasquale Maggiulli “Sulla distruzione di un’anonima città messapica”, dedicato a una ricostruzione della fase storica più antica di Muro Leccese attraverso una ‘lettura’ di quei ritrovamenti archeologici di cui Pasquale e suo padre Luigi erano stati attenti ed entusiasti testimoni a partire dalla fine del 1800. Purtroppo, nel corso di questo lungo periodo, gran parte di quei documenti utilizzati e ricordati dal Maggiulli sono andati dispersi. Nessuna traccia, per esempio, dei “sontuosi corredi funebri” trovati nelle numerose tombe scoperte “dentro e fuori il circuito delle …muraglie, dapertutto…”. Molto probabilmente, essi sono entrati a far parte di collezioni private, riservate alla conoscenza di pochi, e da strumenti fondamentali per una ricostruzione della società messapica di Muro sono diventati oggetti “muti”, dotati solo di un limitato valore estetico. Pertanto, fino a pochi decenni fa, il piccolo complesso di materiali conservati nel Museo Provinciale “Sigismondo Castromediano” di Lecce rappresentava l’unica, modesta testimonianza del passato di Muro Leccese: vasi ad impasto appartenenti alle capanne del villaggio japigio (VIII – VII secolo a.C.) (figura 1); ceramiche e documenti scritti della città messapica (IV secolo a.C.) (figura 2); un consistente numero di ‘proiettili’ in piombo a forma di ghiande, rinvenuti a ridosso delle mura e significativa testimonianza di un’accanita battaglia e di una probabile distruzione violenta della città (figura 3) .
Nei decenni successivi agli attenti e appassionati studi di Pasquale Maggiulli la rapida espansione dell’abitato moderno ha ‘aggredito’ violentemente i resti della città antica, cancellandone alcune delle testimonianze più monumentali. Un’immagine di Muro Leccese dei primi decenni del XX secolo, e quindi contemporanea agli studi del Maggiulli (figura 4), ripropone un abitato di piccole dimensioni, che occupa un settore limitato della città messapica. L’estensione di quest’ultima è chiaramente definita da una cinta muraria, ancora visibile in elevato per il suo intero tracciato.
A partire dagli anni ’60 del secolo scorso un grande fervore di studi e l’avvio di indagini archeologiche sistematiche in numerosi centri del Salento (Oria, Valesio, Cavallino, Vaste, etc.) portano in primo piano l’attenzione verso quella società antica che, tra l’età del Ferro (IX-VIII secolo a.C.) e la conquista romana (prima metà del III secolo a.C.), ha occupato la penisola salentina, chiamata Messapia dai Greci e dai Romani. L’Istituto per la Storia e l’Archeologia della Magna Grecia dedica il suo trentesimo Convegno, tenutosi a Taranto nel 1990, proprio ai Messapi (figura 7) e ai principali aspetti di questa società (storici, politici, religiosi, economici, linguistici, etc.), quali venivano emergendo dalle nuove ricerche e scoperte. Appare così evidente come, nel panorama dei centri urbani presenti nel Salento nel IV secolo a.C. (figura 6), Muro Leccese sia certamente uno dei più grandi: accanto a Ugento, Oria e Rudiae è infatti tra i pochi che raggiungono un’estensione superiore ai 100 ettari (figura 5). Inoltre, esso è caratterizzato da una notevole potenzialità archeologica, e la sua cinta muraria a blocchi squadrati, disposti per filari orizzontali, rappresenta una delle poche testimonianze monumentali dell’architettura messapica: tratti dell’altezza di 2-3 metri sono visibili nelle campagne a nord e a nordest dell’abitato moderno, per una lunghezza complessiva superiore al chilometro (figura 8). Gli unici esempi di mura messapiche confrontabili per stato di conservazione con quelle di Muro Leccese si trovano a Egnazia (Fasano) e a Manduria (Taranto) (fgura 6). Nel primo caso, la parte conservata raggiunge un’altezza di 7 metri (figura 9), ma è limitata a una lunghezza di poche decine di metri (“muraglione”); nel secondo, il tracciato visibile è molto lungo, ma l’elevato è il risultato di un intervento di ricostruzione effettuato negli anni ’50.
Nonostante queste premesse, la città messapica di Muro non è stata oggetto di un’esplorazione archeologica lunga e sistematica, ma per molti decenni ha subito una rinnovata “distruzione” ad opera dei continui cantieri edili. Ai numerosi, ma ancora inediti, interventi di tutela della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia si sono affiancati pochi scavi programmati: un intervento sul lato nord delle mura messapiche ad opera dell’Università di Lecce (1980) (figura 10); lo scavo e la pubblicazione della Porta nord a cura dell’archeologo francese J. L. Lamboley tra gli anni 1980 e 1990 (figura 11).
L’acquisizione di alcune aree interessate dalla presenza di resti archeologici da parte dell’Amministrazione Comunale di Muro Leccese e la definizione nel 1999 di un Protocollo d’Intesa tra il Comune, La Soprintendenza e il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Lecce hanno rappresentato le premesse per una nuova progettazione dell’esplorazione archeologica e della valorizzazione di alcuni settori della città messapica (figura 12). Nel 2000, in località Sitrie, è stato riportato alla luce e documentato, per una lunghezza di 70 metri, un primo settore del lungo tratto settentrionale delle mura messapiche acquisite dal Comune di Muro (figura 13 e 14). Negli anni 2001 e 2002, ai margini orientali dell’abitato moderno, in località Cunella (figura 15), è stata avviata l’esplorazione di una strada e di un quartiere abitativo di età messapica (IV secolo a.C.), ubicato nella parte centro-orientale della città antica , (figura 16).
Le informazioni emerse da queste indagini più recenti permettono di tracciare un nuovo profilo della storia urbana più antica di Muro Leccese, e di confermare le acute osservazioni avanzate da Pasquale Maggiulli nel 1922, arricchendole tuttavia di molte testimonianze e di alcune precisazioni e novità.
Documenti relativi all’abitato più antico (VIII – VII a.C.) sono stati rinvenuti in più punti dell’area urbana antica, e particolarmente nel settore orientale (Palombara, Cunella). Il quadro che ne emerge è quello di un abitato-villaggio composto da gruppi di capanne separati e distanziati, che occupano i punti più elevati del territorio. Le capanne, di forma circolare o ovale, sono costruite con materiali ‘poveri’: pareti con la base in pietra e l’elevato in argilla e legno, tetto in paglia e argilla. I vasi necessari alla vita quotidiana sono realizzati prevalentemente con un’argilla poco depurata (impasto) (figura 20), più raramente con argille raffinate, lavorate al tornio lento e decorate con motivi geometrici dipinti (ceramica japigia) (figura 21). I defunti venivano sepolti all’esterno del villaggio, con la sola eccezione dei bambini, deposti all’interno di vasi accanto alle capanne. Il ritrovamento di ceramiche greche d’importazione del Medio e Tardo geometrico ha poi documentato per la prima volta che il villaggio japigio di Muro Leccese è tra i centri salentini interessati da precoci e intensi rapporti con il mondo greco attraverso il vicino porto di Otranto (figura. 22). Più numerosi, ma ancora poco consistenti, sono i documenti materiali relativi al VI e V secolo a.C., che comunque testimoniano la continuità di vita dell’abitato. L’attuale mancanza di resti di abitazioni o di altri edifici di età arcaica (VI secolo a.C.) non permette però di definire i modi e i tempi secondo i quali il villaggio a capanne si trasforma in un centro di tipo urbano, secondo un fenomeno che sembra interessare tutto il mondo messapico, e che ha nel centro di Cavallino il suo esempio più antico e meglio conosciuto. Come sempre accade nei luoghi interessati da una lunga frequentazione umana, l’ultimo periodo di vita corrisponde alla fase maggiormente documentata. E’ ormai evidente e sicuro che per la città messapica di Muro questo periodo corrisponde al IV secolo a.C. L’abitato viene ora racchiuso entro una cinta muraria realizzata con blocchi parallelepipedi di calcarenite di grandi dimensioni (m. 1,50 x 0,70 x 0,50) (figure 8, 14-16) e le sue caratteristiche costruttive - spessore di 3 metri, altezza di 7 circa, lunghezza di quasi 4 chilometri – sono una significativa testimonianza della grande quantità di pietra prodotta per la costruzione delle mura e, di conseguenza, delle enormi capacità di spesa e di impiego di manodopera di cui Muro era capace in questo periodo. Un’ulteriore conferma dell’inserimento di Muro fra le città più importanti della Messapia di IV secolo a.C. e del suo notevole slancio economico e costruttivo viene dal quartiere abitativo in corso di scavo in località Cunella (figura 19). Edifici a pianta rettangolare, composti da ambienti aperti su un grande cortile, si allineano con regolarità su una strada dal tracciato rettilineo. Quest’ultima rappresenta il tratto urbano di una via a lungo percorso che, molto probabilmente, collegava la costa ionica e il centro messapico di Alezio con la costa adriatica e il porto di Otranto. L’attuale via Vittorio Veneto rappresenta ancora oggi la continuazione di questa viabilità antica, e solo di recente il suo tracciato è stato tagliato e annullato da quello della superstrada Maglie - S. Cesarea. Ceramiche destinate alla cottura dei cibi (figura 27), ai pasti a tavola (figura 23) o a pratiche religiose domestiche (figura 24); matrici per la realizzazione di piccole appliques fittili a testa di Gorgone (figura 25); spille in bronzo per gli abiti (figura 26); monete, utensili in metallo e elementi architettonici in pietra sono i testimoni diretti e i narratori della vita quotidiana di quella comunità antica che abitava nelle case riportate alla luce a Cunella. Alcuni indizi, emersi negli scavi del 2002, sembrano indicare che queste “case” appartengono in realtà a un’unica, estesa dimora, occupata da un esponente dell’aristocrazia messapica e dalla sua famiglia. Come le antiche abitazioni arcaiche, anche queste case più recenti continuano ad essere costruite con una tecnica “mista”, basata sull’uso di materiali diversi: blocchi squadrati, pietre informi, legno e argilla per le pareti; legno, argilla e coppi in terracotta per il tetto. La vita nel quartiere di Cunella cessa improvvisamente e violentemente nei primi decenni del III secolo a.C. La suggestione di un collegamento diretto con gli scontri che negli anni ’60 dello stesso secolo hanno contrapposto i Messapi a Roma (bellum Sallentinum) è immediata e seducente. Essa riceve un ulteriore sostegno dalla lucida ricostruzione proposta da Pasquale Maggiulli per la distruzione di Muro sulla base di documenti archeologici provenienti da altri settori della città, nonché dalla significativa testimonianza offerta dai numerosi proiettili in piombo ritrovati a ridosso della cinta muraria (figura 3). Dopo questo evento traumatico, soltanto la strada continua ad essere utilizzata fino al II – I secolo a.C. (figura 28) e le pavimentazioni realizzate o risistemate in questo periodo poggiano sui muri crollati delle case messapiche. Pochi documenti archeologici più recenti, distribuiti in un periodo di tempo molto ampio (figura29-30) sono forse da riferirsi ad una frequentazione dell’area per il recupero di materiale da costruzione. La storia del quartiere messapico di Cunella non è stata ancora scritta per intero, in quanto i livelli più profondi ed antichi non sono stati raggiunti. Ci si augura che l’impegno delle Istituzioni e l’entusiasmo e lo slancio dei laureati e degli studenti della facoltà di Beni Culturali dell’Università di Lecce (figura 31), che hanno contribuito materialmente alla raccolta di tanti dati, non si interrompa, e che questi ultimi possano completare anche per il periodo più antico il recupero di quella memoria storica di cui sono eredi.
Prof.ssa Liliana GIARDINO
Urbanistica del mondo classico
Dipartimento di Beni Culturali
Università di Lecce
COMUNE di MURO LECCESE
Municipio - Via Salentina, 126 - 73036 Muro Leccese (LE) - Telefono 0 836 44 32 11 - Fax 0 836 44 32 26 - E-mail: info@comune.muroleccese.le.it
ClioCom © copyright 2012 - Clio S.p.A. Lecce - Tutti i diritti riservati