Archeologia di un Borgo

Gli scavi del Palazzo del Principe

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Dal novembre ’99 al marzo ’02 il complesso cinquecentesco del palazzo del Principe è stato oggetto di una serie di campagne di scavo attraverso cui si è ricostruita la genesi del palazzo residenziale quale vero e proprio castello, e del borgo quattrocentesco di nuova fondazione. Indagini a ridosso delle facciate Nord e Sud della struttura hanno rivelato un impianto originario costituito da murature scarpate, tipiche dell’architettura militare del XV sec., circondate da un fossato profondo 4mt e largo più di 10mt, impostato su una preesistente opera di difesa risalente ad età messapica. Questo imponente fossato costruito a difesa del castello e del borgo di Muro, che conserva i segni evidenti di un’intensa attività di cava di blocchi da costruzione, venne colmato in parte all’inizio del XVI sec., per continuare la sua funzione difensiva con dimensioni ridotte fino alle soglie del Seicento, quando viene invaso da cisterne e pozzi funzionali alla vita del palazzo rinascimentale.

Palazzo del Principe: aree scavate

Palazzo del Principe: aree scavate Dati importanti sono emersi dallo scavo del cortile cui si accede dall’ingresso principale della struttura, dove attualmente è possibile leggere l’andamento delle murature scoperte durante le indagini archeologiche, ed in seguito ricoperte con un nuovo pavimento, grazie all’utilizzo di tipi di pietra diversi per ciascuna delle strutture identificate. In quest’area è stato messo i luce, e lasciato a vista in seguito ai restauri, un viottolo dell’antico borgo, costellato da silos scavati nella roccia, utilizzati dalla popolazione per lo stivaggio di derrate alimentari fino almeno al XVI sec. Qui si è anche identificata la fase basso medievale delle fortificazioni del borgo che, oltre al fossato prevedevano una cinta muraria larga circa 3mt.

Piatto smaltato con arma della famiglia Protonobilissimo (XVI sec.)
Piatto smaltato con arma della famiglia Protonobilissimo (XVI sec.)
Piatto smaltato con arma della famiglia Protonobilissimo (XVI sec.)
Piatto smaltato con arma della famiglia Protonobilissimo (XVI sec.)
Anfora graffita (XVI sec.)
Anfora graffita (XVI sec.)

Quanto rinvenuto in un ambiente di servizio proprio a ridosso di un angolo delle mura, in cui si è rintracciato un livello d’incendio e chiari segni di un abbandono repentino databile alla fine del Quattrocento, potrebbe essere interpretato come una conferma della tradizione che vuole la Terra di Muro oggetto di un attacco dei Turchi nel periodo del sacco di Otranto (1480-81). Sebbene questo evento “traumatico” (le cui tracce sono confermate anche dal rinvenimento in questo contesto di un proiettile da bombarda in pietra) non si possa riferire con certezza ai Turchi, segno sicuro della loro presenza è il rinvenimento di frammenti di vasi in ceramica proveniente da Iznik, in Anatolia.

Bacino invetriato con iscrizioni (XV sec.)
Bacino invetriato con iscrizioni (XV sec.)

Tra gli oggetti recuperati durante gli scavi del fossato e degli ambienti del castello, destinati a trovar posto nel costituendo Museo del Borgo, si annoverano anche vari utensili d’uso domestico databili dalla fine del XV al XVIII sec., ed inoltre vasi in ceramica prodotti del migliore artigianato salentino: piatti decorati con gli stemmi araldici delle due famiglie succedutesi al principato di Muro, i Protonobilissimo e i Pignatelli, forse di provenienza laertina, o raffinate brocche graffite con decori animalistici, bacini invetriati ed anforette dipinte prodotte dai vasai di Cutrofiano, Ugento e Lecce. Numerosi anche i reperti numismatici tra cui alcuni quattrini della zecca di Venezia, segno della presenza dei mercanti della Serenissima e della vivacità economica di Muro nel Rinascimento. (P.T)

 

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